domenica 14 gennaio 2018

Dieci, Abbas Kiarostami (2002)



Dopo gli esperimenti del documentario "Abc Africa", Abbas Kiarostami adotta il digitale anche per la finzione. "Dieci" (Dah) è una raccolta di altrettanti episodi, numerati a mo' di conto alla rovescia, in cui la protagonista del film, alla guida della sua auto, si confronta con diversi interlocutori. I dialoghi, mediamente più concitati e 'drammatici' rispetto ad altri lavori dell'autore, sono ripresi da due videocamere fisse rivolte all'interno dell'abitacolo. Dato il tema principale - la condizione della donna nell'Iran contemporaneo -, si tratta del film più politico del regista, che sceglie insolitamente un'ambientazione urbana e una protagonista femminile. Questi aspetti denotano una palese influenza, sul maestro, dell'allievo Jafar Panahi e del suo "Il cerchio", al netto di alcune notevoli differenze stilistiche.

La trama si svolge nel traffico di Teharan. Una giovane donna separata, fotografa e pittrice, discute animatamente con suo figlio, che sembra urlarle frasi ascoltate dal padre gonfie di mentalità maschilista. La tipicamente kiarostamiana incomunicabilità tra genitori e bambini si traduce qui in aggressività del giovane.  Seguono confronti con la sorella, con un'anziana donna devota, con una prostituta, con un'amica abbandonata dall'uomo che aveva promesso di sposarla. I dialoghi sono espliciti (senza essere triviali) come mai prima nel cinema iraniano; il penultimo episodio, cui segue un epilogo in circolarità rispetto all'incipit, sfida doppiamente la censura mostrando un cranio femminile rasato e senza velo. "Sfortunamatamente qualche volta si perde" ne è l'eloquente chiosa.




Coraggioso e figlio del suo tempo, il film sconta una programmacità lontana dalla geniale complessività dei tanti capolavori, più filosofici e spirituali, inanellati dall'autore negli anni precedenti. Il digitale toglie, in pratica, lo strumento della messa a fuoco; al basso costo di produzione fa da contraltare uno svilimento nella composizione delle inquadrature, costrette a primi piani sì claustrofobici, ma che sacrificano il contesto circostante. La radicalizzazione del linguaggio, anche con l'esasperazione del fuori campo, ne fa un'opera di transizione verso le sperimentazioni degli anni seguenti. Nell'ultima fase sua vita, il Nostro si dimostrerà più a suo agio lontano dal lungometraggio tradizionale.
"Dieci" segna il ritorno, dopo cinque anni, al concorso di Cannes. La volta precedente Kiarostami era tornato a casa con la Palma d'oro, questa volta a mani vuote.
Il metodo di lavoro adottato è descritto dal regista nel documentario "10 on Ten"
L'interprete principale Mania Akbari era una non professionista, pittrice e madre separata anche nella vita reale. Qui debutta come attrice, ma passerà molto presto alla regia.







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